Update: In Malta, Pope Francis condemns sacrilegious war in Ukraine

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Update: Pope Francis met with migrants at the ”John XXIII Peace Lab” Centre for Migrants in Hal Far, Malta. In his speech, the Pope urged the faithful to “respond to the challenge of migrants and refugees with kindness and humanity,” expressing the hope that Malta will always offer safe harbour to those who land on its shores. Pope Francis also was told about the harsh stories that migrants go through, after which, Pope Francis embraced one of them in a very strong emotional moment.

A handout picture provided by the Vatican Media shows Pope Francis hugs a migrant during the Pope’s visit to the John XXIII Peace Lab voluntary organisation that the Friar founded in 1971, in Hal Far, Malta, 03 April 2022. The pontiff is on a two-day official visit to Malta from 02 to 03 April 2022. EPA-EFE/VATICAN MEDIA HANDOUT

Update: Pope Francis condemned the sacrilegious war in Ukraine before the Angelus, which followed the Mass he celebrated in front of thousands of people on day two of his Malta trip and criticized hypocrisy in the Church.

During his Sunday Angelus in Floriana, Malta, after the Mass, the Pope entrusted Ukraine to Mary and asked all faithful to pray for peace “thinking of the humanitarian tragedy of the martyred Ukraine, still under the bombings in a sacrilegious war.”

Pope Francis, struggling with leg pain, on Sunday also said countries should always help those trying to survive “amidst the waves of the sea” as he wrapped up a trip to one of the Mediterranean countries at the heart of Europe’s migration debate.

After meeting privately with a group of Jesuits in the Nunciature, Pope Francis began his second day’s Apostolic journey to Malta on Sunday with a visit to St. Paul’s Grotto, in Rabat, where he stopped to pray the Apostle, greeted religious leaders, and met a group of sick persons.

The grotto according to tradition, is where St. Paul lived for two months when he was among 75 people shipwrecked on their way to Rome in the year 60 AD. The Bible says they received unusual kindness. “No one knew their names, their place of birth or their social status; they knew only one thing: that these were people in need of help,” the pope said in a prayer in the grotto.

After lighting a votive ship-shaped he recited a prayer to St. Paul  that recalls the “humanity” and kindness of the Maltese people as  they welcomed the Apostle to the Gentiles when he shored on the island.

“No one knew their names, their place of birth or their social status; they knew only one thing: that these were people in need of help,” the pope said in a prayer in the grotto.”God of mercy, in your wondrous providence you wished the Apostle Paul to proclaim your love to the inhabitants of Malta, who did not yet know you. He preached your word to them and he healed their infirmities. Saved from shipwreck, Saint Paul and his fellow travelers found here to welcome them pagan people of kindly heart, who treated them with rare humanity, recognising that they were in need of shelter, security and assistance. No one knew their names, their place of birth or their social status; they knew only one thing: that these were people in need of help. There was no time for discussions, for judgements, analyses and calculations: it was the time to lend a helping hand: they left their jobs, and did exactly that. They lit a great fire, to dry them and warm them. They welcomed them with open hearts And, together with Publius, first in government and in mercy, they gave them shelter. Good Father, grant us the grace of a kindly heart that beats with love for our brothers and sisters. Help us to recognize from afar those in need, struggling amidst the waves of the sea, dashed against the reefs of unknown shores.””No one knew their names, their place of birth or their social status; they knew only one thing: that these were people in need of help,” the pope said in a prayer in the grotto.

The 85-year-old pontiff is suffering from a flare-up of leg pain and had difficultly walking in the small grotto. He has been sitting in ceremonies more than usual.

At a Mass for about 20,000 people afterwards, he mostly sat while Valletta Archbishop Charles Scicluna led much of the liturgy. The Holy Father’s homily used the Gospel story about a woman caught in adultery to issue an invitation to mercy – as well as a subtle warning against hypocrisy. 

In his message the Pope also emphasised the importance of reconciliation and forgiveness as he celebrated Mass at the Granaries on Sunday. During his address, the Pope also thanked the Maltese people and Church, and gave words of encouragement to young people.

Malta, one of the more important routes used by migrants who cross from Libya to Europe, was a natural venue for the pope to

Full Sermon in Italian:

Gesù «al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui» (Gv 8,2). Così comincia l’episodio della donna adultera. Lo sfondo si presenta sereno: una mattinata nel luogo santo, al cuore di Gerusalemme. Protagonista è il popolo di Dio, che nel cortile del tempio cerca Gesù, il Maestro: desidera ascoltarlo, perché quello che Lui dice illumina e riscalda. Il suo insegnamento non ha nulla di astratto, tocca la vita e la libera, la trasforma, la rinnova. Ecco il “fiuto” del popolo di Dio, che non si accontenta del tempio fatto di pietre, ma si raduna attorno alla persona di Gesù. Si intravede in questa pagina il popolo dei credenti di ogni tempo, il popolo santo di Dio, che qui a Malta è numeroso e vivace, fedele nella ricerca del Signore, legato a una fede concreta, vissuta. Vi ringrazio per questo.

Davanti al popolo che accorre a Lui, Gesù non ha fretta: «Sedette – dice il Vangelo – e si mise a insegnare loro» (v. 2). Ma alla scuola di Gesù ci sono dei posti vuoti. Ci sono degli assenti: sono la donna e i suoi accusatori. Non si sono recati come gli altri dal Maestro, e le ragioni della loro assenza sono diverse: scribi e farisei pensano di sapere già tutto, di non aver bisogno dell’insegnamento di Gesù; la donna, invece, è una persona smarrita, finita fuori strada cercando la felicità per vie sbagliate. Assenze dunque dovute a motivazioni differenti, come diverso è l’esito della loro vicenda. Soffermiamoci su questi assenti.

Anzitutto sugli accusatori della donna. In loro vediamo l’immagine di coloro che si vantano di essere giusti, osservanti della legge di Dio, persone a posto e perbene. Non badano ai propri difetti, ma sono attentissimi a scovare quelli degli altri. Così vanno da Gesù: non a cuore aperto per ascoltarlo, ma «per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo» (v. 6). È un intento che fotografa l’interiorità di queste persone colte e religiose, che conoscono le Scritture, frequentano il tempio, ma subordinano tutto ai propri interessi e non combattono contro i pensieri malevoli che si agitano nel loro cuore. Agli occhi della gente sembrano esperti di Dio, ma proprio loro non riconoscono Gesù, anzi lo vedono come un nemico da far fuori. Per farlo, gli mettono davanti una persona, come se fosse una cosa, chiamandola con disprezzo «questa donna» e denunciando pubblicamente il suo adulterio. Premono perché la donna sia lapidata, riversando contro di lei l’avversione che loro hanno per la compassione di Gesù. E fanno tutto questo sotto il manto della loro fama di uomini religiosi.

Fratelli e sorelle, questi personaggi ci dicono che anche nella nostra religiosità possono insinuarsi il tarlo dell’ipocrisia e il vizio di puntare il dito. In ogni tempo, in ogni comunità. C’è sempre il pericolo di fraintendere Gesù, di averne il nome sulle labbra ma di smentirlo nei fatti. E lo si può fare anche innalzando vessilli con la croce. Come verificare allora se siamo discepoli alla scuola del Maestro? Dal nostro sguardo, da come guardiamo al prossimo e da come guardiamo a noi stessi. Questo è il punto per definire la nostra appartenenza.

Da come guardiamo al prossimo: se lo facciamo come Gesù ci mostra oggi, cioè con uno sguardo di misericordia, oppure in modo giudicante, a volte persino sprezzante, come gli accusatori del Vangelo, che si ergono a paladini di Dio ma non si accorgono di calpestare i fratelli. In realtà, chi crede di difendere la fede puntando il dito contro gli altri avrà pure una visione religiosa, ma non sposa lo spirito del Vangelo, perché dimentica la misericordia, che è il cuore di Dio.

Per capire se siamo veri discepoli del Maestro, occorre anche verificare come guardiamo a noi stessi. Gli accusatori della donna sono convinti di non avere nulla da imparare. In effetti il loro apparato esterno è perfetto, ma manca la verità del cuore. Sono il ritratto di quei credenti che, in ogni tempo, fanno della fede un elemento di facciata, dove ciò che risalta è l’esteriorità solenne, ma manca la povertà interiore, che è il tesoro più prezioso dell’uomo. Infatti, per Gesù quello che conta è l’apertura disponibile di chi non si sente arrivato, bensì bisognoso di salvezza. Ci fa bene allora, quando stiamo in preghiera e anche quando partecipiamo a belle funzioni religiose, chiederci se siamo sintonizzati con il Signore. Possiamo chiederlo direttamente a Lui: “Gesù, sono qui con Te, ma Tu che cosa vuoi da me? Cosa vuoi che cambi nel mio cuore, nella mia vita? Come vuoi che veda gli altri?”. Ci farà bene pregare così, perché il Maestro non si accontenta dell’apparenza, ma cerca la verità del cuore. E quando gli apriamo il cuore nella verità, può compiere prodigi in noi.

Lo vediamo nella donna adultera. La sua situazione sembra compromessa, ma ai suoi occhi si apre un orizzonte nuovo, impensabile prima. Ricoperta di insulti, pronta a ricevere parole implacabili e castighi severi, con stupore si vede assolta da Dio, che le spalanca davanti un futuro inatteso: «Nessuno ti ha condannata? – le dice Gesù – Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» (vv. 10.11). Che differenza tra il Maestro e gli accusatori! Quelli avevano citato la Scrittura per condannare; Gesù, la Parola di Dio in persona, riabilita completamente la donna, restituendole speranza. Da questa vicenda impariamo che ogni osservazione, se non è mossa dalla carità e non contiene carità, affossa ulteriormente chi la riceve. Dio, invece, lascia sempre aperta una possibilità e sa trovare ogni volta vie di liberazione e di salvezza.

La vita di quella donna cambia grazie al perdono. Si sono incontrati la Misericordia e la miseria. Misericordia e miseria sono lì. E la donna cambia. Viene persino da pensare che, perdonata da Gesù, abbia imparato a sua volta a perdonare. Magari avrà visto nei suoi accusatori non più delle persone rigide e malvagie, ma coloro che le hanno permesso di incontrare Gesù. Il Signore desidera che anche noi suoi discepoli, noi come Chiesa, perdonati da Lui, diventiamo testimoni instancabili di riconciliazione: testimoni di un Dio per il quale non esiste la parola “irrecuperabile”; di un Dio che sempre perdona, sempre. Dio sempre perdona. Siamo noi a stancarci di chiedere perdono. Un Dio che continua a credere in noi e dà ogni volta la possibilità di ricominciare. Non c’è peccato o fallimento che, portato a Lui, non possa diventare un’occasione per iniziare una vita nuova, diversa, nel segno della misericordia. Non c’è peccato che non possa andare su questa strada. Dio perdona tutto. Tutto.

Questo è il Signore Gesù. Lo conosce veramente chi fa esperienza del suo perdono. Chi, come la donna del Vangelo, scopre che Dio ci visita attraverso le nostre piaghe interiori. Proprio lì il Signore ama farsi presente, perché è venuto non per i sani ma per i malati (cfr Mt 9,12). E oggi è questa donna, che ha conosciuto la misericordia nella sua miseria e che va nel mondo risanata dal perdono di Gesù, a suggerirci, come Chiesa, di rimetterci da capo alla scuola del Vangelo, alla scuola del Dio della speranza che sempre sorprende. Se lo imitiamo, non saremo portati a concentrarci sulla denuncia dei peccati, ma a metterci con amore alla ricerca dei peccatori. Non staremo a contare i presenti, ma andremo in cerca degli assenti. Non torneremo a puntare il dito, ma inizieremo a porci in ascolto. Non scarteremo i disprezzati, ma guarderemo come primi coloro che sono considerati ultimi. Questo, fratelli e sorelle, ci insegna oggi Gesù con l’esempio. Lasciamoci stupire da Lui e accogliamo con gioia la sua novità.

Vatican News –

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The Holy Father descended into the grotto to pray before the statue of St Paul, which was donated to the church in 1748 by the Grandmaster of the Order of the Knights of St John (Order of Malta), who at the time owned the place.

After lighting a votive ship-shaped he recited a prayer to St. Paul  that recalls the “humanity” and kindness of the Maltese people as  they welcomed the Apostle to the Gentiles when he shored on the island.

“God of mercy, in your wondrous providence you wished the Apostle Paul to proclaim your love to the inhabitants of Malta, who did not yet know you. He preached your word to them and he healed their infirmities. Saved from shipwreck, Saint Paul and his fellow travelers found here to welcome them pagan people of kindly heart, who treated them with rare humanity, recognising that they were in need of shelter, security and assistance. No one knew their names, their place of birth or their social status; they knew only one thing: that these were people in need of help. There was no time for discussions, for judgements, analyses and calculations: it was the time to lend a helping hand: they left their jobs, and did exactly that. They lit a great fire, to dry them and warm them. They welcomed them with open hearts And, together with Publius, first in government and in mercy, they gave them shelter. Good Father, grant us the grace of a kindly heart that beats with love for our brothers and sisters. Help us to recognize from afar those in need, struggling amidst the waves of the sea, dashed against the reefs of unknown shores.”

Featured Photo A handout picture provided by the Vatican Media shows Pope Francis celebrating mass in Saint Publius Parish Church in Floriana, Malta, 03 April 2022. Pope Francy stays for a two-days official visit in Malta. EPA-EFE/VATICAN MEDIA HANDOUT

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